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lunedì 31 ottobre 2011

POKER: GIOCO O OSSESSIONE???


 Se fino a ieri si trascorreva un po' di tempo con gli amici al bar, per ritrovarsi, giocare a scopa, o a briscola, o per bere qualcosa insieme, oggi si trascorre molto più tempo a giocare e non più con le carte napoletane, ma con quelle da poker...
Credo che tutti ormai conoscano la nuova tendenza del momento: il poker texas hold' em,

il quale ha preso il sopravvento su quello tradizionale ed è sempre più pubblicizzato anche in tv.
Ciò che più mi lascia perplessa, è che se un tempo i giocatori di poker- gioco d'azzardo e quindi illegale- erano soprattutto quei "ricconi", che si riunivano "clandestinamente", oggi sono proprio quelle persone che già "stentano a campare" ad accanirsi sempre di più.
Prima di raccontarvi la storia di una persona che esiste davvero, voglio premettere che sono dell'idea che nella vita, un uomo non debba pensare soltanto al lavoro, ma anche ad un hobby, che però non dovrebbe  ledere né a lui né alla sua famiglia; se l' hobby però,diventa un vizio vuol dire che non parliamo più di un semplice svago, bensì di una malattia...
Proprio com' è capitato a Charly; egli è un uomo di mezza età, con moglie, cinque figli e con un umile lavoro di fruttivendolo ambulante.
Egli "cominciò" a giocare a suo tempo, solo per svago... Oggi invece, si ritrova ad essere poker-dipendente ed a non accorgersene nemmeno.
Charly esce da casa alle sei del mattino, per andare a lavoro e alla sera, anziché ritornare a casa, "corre" a giocare, sino al mattino seguente, investendo -senza successo- tutto il guadagno di un' intera giornata lavorativa.
Egli non si rende conto della sua ossessione e del fatto che a casa non porta un euro; anche se "a mandare avanti" la famiglia, ci pensano la moglie e il figlio, i quali "vanno a rompersi la schiena" in campagna tutti i giorni.
Charly possiede un furgone, che per lui non è solo un mezzo di trasporto e di lavoro, ma anche una casa...E già... perché lo stesso, quando ha "un'oretta di buco ", prima di andare a lavorare, ne approfitta per farsi una pennichella... Senza rendersi conto che così facendo potrebbe perdere la sua famiglia e rimanere realmente solo...
Il gioco, per Charly è qualcosa di vitale; tant'è che mentre gioca, si addormenta e quando arriva il suo turno, tutti devono svegliarlo


per chiedergli cosa intende fare...Egli risponde senza aver nemmeno ricontrollato le sue  carte e perdendo tutto ciò che ha puntato, si prende a schiaffi da solo.

La sua vita va avanti in questo modo da molto tempo ormai... Però mi chiedo: "Fino a che punto i suoi familiari sono disposti a sopportarlo?!?"
Personalmente, trovo squallido il comportamento di molte persone che, come Charly, lavorano solo per giocare rischiando di perdere la propria famiglia e nel peggiore dei casi, anche i propri beni materiali.
Per me questi, non sono uomini, ma dei veri e propri "quaquaraqua". http://www.bianconiglio.info/

martedì 25 ottobre 2011

AMICIZIA O INTERESSE?!?


 Voglio raccontarvi una storia, quella di due ragazzi Antonio e Paolo, amici sin da bambini... I loro nonni, poichè si ritrovavano ogni sera in piazza, li portavano con loro e così, stavano insieme nonni e nipoti... -D' altronde si sa, quando si è bambini, ci si affeziona subito-
Intanto "i pargoli" crescevano ed andavano sempre insieme... Dall' asilo, alla scuola elementare, fino ad arrivare alle scuole medie....
Poi per i due, le strade si divisero, ma non le loro vite, tant' è che il loro  rapporto di amicizia, divenne sempre più affiatato...; infatti Antonio e Paolo al ritorno da scuola erano sempre insieme... A "studiare", ad uscire , a fare "cavolate"...
Paolo, decise poi, di abbandonare la scuola superiore ed intraprendere la carriera lavorativa, così prese la patente e comprò una macchina tutta per sè...
Antonio dovette, un giorno andare a fare la visita di leva militare e chiese a Paolo se avesse potuto accompagnarlo, in quanto non voleva andare con il treno -considerando che qui da noi, abbiamo linee ferroviarie ad alta velocità!-...
Naturalmente, senza esitazione, Paolo disse che non ci sarebbero stati problemi  e che l' avrebbe accompagnato...
Avrebbe mai potuto "lasciare a piedi" il suo migliore amico?!?...
Nonostante Paolo non fosse ancora molto pratico nella guida (immettendosi in strade con divieto d' accesso ed effettuando inversioni, anche se non si poteva fare!, riuscirono comunque a trovare la giusta strada...
Paolo nutriva una grande stima nei confronti di Antonio, malgrado questi, aveva  spesso comportamenti un po' "antipatici"...
Ad esempio, quando i due uscivano insieme, Antonio non aveva mai più di 2000 lire in tasca, e quindi pagava sempre Paolo -ma questo non dava peso più di tanto a tutto ciò, in quanto di buon cuore....
Allo stesso tempo, però, Antonio vestiva sempre con grandi marche -e questo secondo voi, è giusto, se poi non si hanno nemmeno i soldi per offrire un gelato ad un caro amico?!?-
Inoltre, ogni qualvolta Paolo andava a casa di Antonio, la mamma faceva sempre battutine dettate dall'invidia e  da un po' di malignità (poiché pensava che Paolo avesse "i soldi" -in realtà i suoi genitori, possedevano solo una casa di 70 mq)...
Resta il fatto che, oggi chi ha una villa immensa è proprio Antonio....-E ditemi voi chi è "il benestante"?!?-
Però, tutto sommato, gli volevano un gran bene...
Poi l' amicizia con Antonio, finì quando questi, una sera fece una stupida battuta sulla ragazza di Paolo -forse, in quel momento, Antonio aveva dimenticato che si trattasse della ragazza del suo migliore amico!-
Da quel momento, Paolo, preferì "mandare all' aria" un' amicizia di ben 26 anni,  piuttosto che continuarla con uno che non lo meritava!...
I genitori di ambo le parti, ci rimasero male, ma purtroppo quando una persona nella vita dà molto ed in cambio riceve nulla, bè mi viene da pensare
: "L' amicizia esiste davvero, oppure è tutto frutto di una cruda realtà, fatta soltanto di interessi?!?"
A tal proposito, vorrei riportarvi una citazione che dice: " A FAR MALE, NON E' MALE
                                                                                   ED A FAR BENE NON E' BENE!!!"

lunedì 24 ottobre 2011

IL SINDACO A CASA TUA!!!!!!!!


Policoro- MT, Basilicata
Era ora che il 1° cittadino, Nicola Lopatriello, in qualità di rappresentante della "città", iniziasse a mettersi a disposizione dei cittadini, seriamente,...
Adesso vi spiego... Egli ha voluto dare la possibilità a famiglie, giovani ed anziani, di esprimere il proprio giudizio, circa i suoi lavori già svolti e sui progetti futuri, ancora in fase di valutazione...
Tutto questo per la crescita del paese; ovviamente, credo che oltre a complimentarsi con lui, qualcun altro sarà pronto (o meglio sfrutterà l' occasione) per fargli qualche critica...
Ma si sa, Nicola Lopatriello, è molto professionale e di conseguenza, sono sicura che accetterà "debiti e crediti", allo stesso attribuiti, traendone solo giovamento...
La cosa bella è proprio che, se fino a ieri, occorresse avere un appuntamento, per parlare con il sindaco, nel suo ufficio comunale, bé oggi è possibile ospitarlo a casa propria...
E già, avete letto bene... Lo stesso ha voluto mettersi a disposizione dei compaesani, senza che questi si "scomodino"; credeteci, è vero...
...Lo dimostra persino il fatto che Lopatriello, abbia esposto, pubblicamente, il suo numero di cellulare ed un articolo su un quotidiano locale, evidenziando la sua piena disponibilità 24/24 h e rispondendo ad ogni qualsiasi esigenza del cittadino...
Personalmente, penso che sia un buon passo; sembra davvero buona come idea iniziale...
..Anche perché, se fino  a ieri ce li siamo trovati davanti la porta di casa, solo durante il periodo elettorale e poi, passato tutto, non salutavano nemmeno!- spero che questo, non sia un nuovo modo per "farsi pubblicità", prendendo in giro le persone, servendosi di questi annunci....
Se "la cosa" fosse davvero "reale  e pulita", magari anche gli altri sindaci, adottassero lo stesso servizio in tutti i paesini...
A questo punto, non resta che complimentarci con il 1° cittadino di Policoro,
                                                 augurandogli un Buon Lavoro!!! Directory Guest

domenica 23 ottobre 2011

L' AMORE VINCE SEMPRE....

     



Questa è la storia di Mary, una ragazza come tante, nella quale ognuno di noi, potrebbe riconoscersi.; è giovane, intraprendente, ambiziosa, apparentemente non bellissima, ma con un unico sogno nel cassetto: quello di diventare una vera giornalista  a tutti gli effetti!...
Mary, vive in un paesino molto piccolo e "fuori dal modo" -proprio uno di quei paesi,  nel quale tutti sanno di  tutti- ...
Un giorno, stufa delle suo essere insoddisfatta, decide di partire, anche a costo di lasciare la sua famiglia, e di andare a cercare fortuna altrove -consapevole che lì troverà tutta un' altra cultura...
Arrivata a New York, Mary ritrova un suo cugino (gay, ma lei non lo sa),con il quale non aveva contatti da più di dieci anni ed insieme vanno a cercare una casa nella quale poter vivere... Non faticano a trovarla, tant' è che dopo poche ore si ritrova già dentro la sua nuova casuccia - certo, non bellissima, in quanto molto economica- , ma Mary, non dispera....
...Sicura che, attraverso un po' di "olio di gomito", un po' di fantasia ed un pizzico di fortuna, farà di quella "catapecchia"  una "casa da amare" si dà subito da fare...
Parlo di fortuna, in quanto -proprio come accade nei film-, accanto il suo portone, vi è un appartamento nel quale abita Simon... Un bel giovane, senza titoli e senza molti soldi, il quale però "possiede" tanta umiltà ed un lavoro... Quello di arredatore....
E già proprio quello che ci vuole per Mary... I due fanno subito amicizia ed ovviamente Simon le dà un grande aiuto nel ristrutturare casa, praticamente a costo 0...
Nel frattempo, Mary, va subito alla ricerca di un lavoro e senza perder tempo, invia curriculum e sostiene colloqui... Ma niente di concreto...
Poi un giorno, decide di andare in una sede giornalistica, parla direttamente con il direttore -un uomo affascinante che però non le presta molte attenzioni....
Mary, dentro di sé sente che qualcosa non va... Ne parla con il cugino, il quale insieme al gruppo dei suoi amici (anch'essi omosessuali), decide di darle una "rinfrescata", trasformandola del tutto...
Vi rendo l' idea: abiti larghi e "sciatti", capelli "ribelli", occhialoni, aspetto trasandato e scarpe da ginnastica... "Spariscono"....
Mentre "trovano spazio" tailleur, lenti a contatto, capelli raccolti, look curato, tacchi a spillo e pochette....
Il risultato?!?!!??... Una donna da favola....
Dopo pochi giorni, visto gli scarsi risultati in ambito professionale, ella decide di tornare a "far visita" al direttore di quella sede giornalistca... Mary lo ricorda perfettamente, invece egli no, in quanto la ragazza è davvero cambiata... Il capo, inizia a guardarla con occhi diversi -quegli occhi che accennano ad un corteggiamento-...Ma a lui non le interessa sotto l' aspetto professionale, bensì solo per il suo aspetto estetico (prova ne sono le copie degli articoli a lui riservati, che però lo stesso cestina senza aver letto)...
Così Mary, riceve l' incarico di redattrice ed un invito a cena dal suo superiore -e da qui inizia la sua confusione sentimentale- il capo, però ha già una tresca con la sua segretaria...
Mary, tornata a casa, racconta tutto a Simon, con il quale si è instaurato un rapporto "speciale" basato, ormai, non solo su una semplice amicizia... Egli, capito "il soggetto", dopo aver sentito che il direttore del giornale, l' ha invitata a cena, tenta in tutti i modi di metterla in guardia, facendole capire che quello è un "donnaiolo"...
I consigli di Simon, vengono presi a male, ed il risultato è "una lastra di ghiaccio" che scende su di loro e li fa allontanare...
Un mattino, entrando nel suo ufficio, Mary, scopre la relazione tra il capo e la segretaria, mentre fanno l' amore....
Le tornano in mente le parole, i consigli di Simon e tutto ciò che egli le ha detto a riguardo, e così corre da lui, per scusarsi....
L' amore nei confronti di Simon, la sua umiltà e sincerità, portano Mary ad un 'unica conclusione.-.. Ella sceglie di vivere con il ragazzo e di andare al giornale "solo per lavoro"....
Oggì i due vivono ancora insieme felici e contenti....!!!!!!! classifica siti

venerdì 21 ottobre 2011

BUON COMPLEANNO MARTINA!





19/10/2011
Quando sentivo dire da novelli genitori che i figli ti cambiano la vita, sconvolgendola (ovviamente in positivo ), stentavo a crederci, soprattutto se si trattava di giovani genitori alle prese con pannolini, poppate e "notti insonne"... Invece, ho dovuto ricredermi; sono diventato papà proprio un anno fa ed oggi mia figlia spegnerà la sua prima candelina! E' passato così in fretta questo tempo, che sembra ieri, eppure i giorni passano e la mia piccolina cresce sempre di più!
Stamattina prima di andare a lavoro, l'ho lasciata a casa che dormiva un pò... finalmente... Perchè da quando è arrivata da mamma e papà, non ci ha fatto chiudere occhio, avendo scambiato il giorno con la notte e viceversa; è molto attiva come bimba, tant'è che per lei, addormentarsi alle 7:00 del mattino, è assolutamente normale!
Ricordo perfettamente quando nacque, soprattutto perché ebbi la fortuna di assistere al parto e ancor prima, di dare tutte le attenzioni possibili, tutto l'affetto e tutto l'amore a mia moglie, la quale, avendo trascorso  una nottata di dolori, contrazioni e paure, arrivò al momento del parto davvero sfinita.
Per il resto che dire!?! E' stato bellissimo vedere uscire mia figlia dal ventre materno... In quel momento,avrei tanto voluto che qualcuno mi scattasse una foto -anche se non faccio fatica ad immaginare la mia espressione!-
Poi, giunta ormai l'ora, trasferirono mia moglie in sala parto e mi fecero uscire... Dissì all'ostetrica:"Mi raccomando, fate entrare anche me quando sta per nascere mia figlia, voglio vederla, voglio stare vicino a mia moglie" e lei molto velocemente rispose: "Ti prometto che farò il possibile"!...
Attesi 10 interminabili minuti, le lacrime mi bruciavano dentro, sentivo che il momento era arrivato -me ne accorsi dalle urla- ma ancora lì fuori nessuno veniva a chiamarmi... Inaspettatamente, ormai privo di speranze, vidi l'ostetrica arrivare verso di me con un camice, subito capii di dover entrare, così lo indossai e corsi subito da mia moglie a darle coraggio.... Lei mi guardò con gli occhi di chi non ha forza di parlare, ma soffre- e mi fece capire attraverso il suo sguardo che cercava sicurezze...
Il momento più bello in assoluto!?! Il primo pianto di Martina, cui fece seguito un' unica esclamazione:"Quanto sei bella a papà- e non perchè come si dice "Ogni scarrafon è bell' a mamma soji", ma Martina era ed è meravigliosa, la sua pelle così rosea, il suo visino così candido...Che bella!
Subito dopo il parto la portarono nel nido per lavarla e visitarla...
Nel corridoio l'attendevano mia mamma e mia suocera; Appena uscii, le anticipai, dicendo loro:" sono senza parola per la felicità!".
Nel frattempo seguii Martina, senza perderla mai d'occhio. Dopo due ore mia moglie ritornò in stanza e potemmo stare finalmente tutti e tre insieme...
Oggi la nostra bimba inizia a dire le prime paroline, a giocare davvero con noi, a sorriderci, a mostrare il suo affetto -certo anche a fare i suoi capricci!- E' DAVVERO LA GIOIA PIù BELLA CHE LA VITA CI POTESSE RISERVARE...
Sebbene tutti dicevano che assistere al parto non fosse facile, posso dire che anch'io credevo fosse così, ma forse il VERO AMORE PER MIA MOGLIE E PER MIA FIGLIA, mi hanno dato la forza di farcela.
Il mio consiglio è quello di tentare; se non altro, un marito,un papà, non porterà con sè lo scrupolo di non aver voluto assistere all'emozione più bella della vita...Mal che vada si potrà sempre uscire dalla sala parto...
Colgo inoltre l'occasione, per dire un GRAZIE a mia moglie che ha dato alla luce la nostra meravigliosa bambina e soprattutto alla mia piccolina...
                                BUON COMPLEANNO MARTINA!

NIENT’ALTRO CHE NOI



Il regista, Angelo Antonucci, per la 1° volta in Italia, porta sul grande schermo, un film ispirato ad una storia vera, la cui tematica è il bullismo, fenomeno purtroppo di scottante attualità.
La storia, è narrata da Sara, mediante flashback sul blog, in cui parla del suo amico Marco…Marco è un nuovo compagno, trasferitosi da poco, il quale oltre vive un periodo in cui, oltre alla sua continua ricerca interiore, si trova  a dover affrontare nuovi problemi, senza purtroppo poter contare sulla mamma , super impegnata per lavoro, e sulla sorella, perennemente assente. L’unico vero punto di riferimento, è per lui, il suo anziano maestro di violino,il quale, oltre a dargli i consigli più adeguati, cerca di incoraggiarlo…
Marco, è un ragazzo calmo, sensibile studente modello, che oltre a piacere ai professori, piace, molto, anche alle ragazze. Da subito, diventa vittima prescelta del bullo Miki, adolescente con una brutta situazione famigliare, al cui interno vi è un fratello più piccolo, una mamma organizzatrice di eventi, e quasi mai presente, ed un padre avvocato, perso nel tunnel della droga… Intanto, Marco, Elisa (eterna innamorata, ed ex ragazza del bullo), Sara (studentessa ambiziosa), e Federico (il simpatico della compagnia), trascorrono del tempo insieme, riuscendo a formare un gruppo ben consolidato, in cui pian paino, nasceranno storie d’amore.
Nel frattempo, Miki, non riesce ad accettare il fatto che la sua ex, vada dietro Marco, e per questo, non perde occasioni (più volte, per aggredire lui, e violentare lei).
La vicenda, va avanti, fra amicizie, primi amori, problemi di ogni giorno e difficile rapporto genitori-figli. Le violenze poste da Miki, al suo bersaglio, continuano sino a che dentro li, qualcosa inizia a cambiare, in seguito ad un’aggressione che l fratello più piccolo,  subisce fuori scuola da un bullo. Così, Miki rispecchiandosi, vede la sua situazione messa al contrario, ripercossa sul fratello…Ma un altro episodio, segnale di cambiamento, si ha quando Miki, scoprendo il suo spacciatore, intento a “rifornire”  di droga  suo padre, lo segnala alla polizia…Ma è ancora presto, dire che Miki è cambiato, poiché ricopre ancora il suo ruolo”.
Il motivo di queste continue aggressioni e silenzi, mantenuti come segreti, sono frutto di una mancata soluzione, in grado di contrastare  Miki, da parte di tutta la scuola,. Le cose cambiano finalmente, quando un giorno, Marco trattenuto sia scuola per completare una ricerca,  rimane ad insaputa di Miki, vittima di un incendio all’edificio, da lui appiccato… Così in una situazione di estremo pericolo di vita, Miki, fa i conti con la sua coscienza e, (trovando anche il coraggio per affrontare la sua vita) tende la mano a Marco, sperando di salvarlo.
L’anno scolastico, è ormai terminato, e i quattro amici, (gruppo stabile ancora una volta, al cui interno vengono a formarsi le coppie Marco-Elisa, e gli inaspettati Sara-Federico), fanno i conti con l’esame di maturità…
Nel complesso, il film, è riuscito nell’intento di prestarsi da spunto di riflessione e dibattito sull’argomento del bullismo, che nasce all’interno di famiglie di alto livello sociale (piuttosto disagiate) e trova sfogo maggiormente in ambito scolastico. Anche nel film, infatti, sia il bullo che la vittima, hanno alle spalle una famiglia poco disposta ad ascoltare, capire, ed aiutare i giovani; ed  entrambi i soggetti – vittima e carnefice –si proiettano a pieno, nella triste e realtà quotidiana, in cui, il comportamento antisociale viene evidenziato dall’uso di alcool e droghe, che innescano meccanismi ove conta solo l’appartenenza ad un branco, contrariamente all’individualità, resa nulla.
Secondo me, nel film è però reso scarno il ruolo dei professori, in quanto mostrati poco attenti al fenomeno e molto “distanti”, nel prendere iniziative personali, che contrastino le spiacevoli situazioni.
Per quanto riguarda invece le musiche sia quelle del gruppo DNA71, che quelle del cantautore Rosario Di Bella, siano adatte alle scene “integrate”. Resta il fatto, che il film “Nient’altro che noi”, viva  d’originalità, sia per il regista Antonucci in quanto primo ad affrontare la tematica del bullismo al cinema, che per la scelta artistica del cast, in cui i principali soggetti, sono i giovani in età adolescenziale.


Italian Bloggers

LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI-BIRDWATCHERS










Marco Bechis, il regista, con questo film ha voluto indagare sui dolori di un continente e sulle ferite purtroppo ancora aperte, per raccontare una tragedia attuale, riguardante le misere condizioni di vita dei Guarani del Mato Grosso (foresta fitta) do Sul. Vediamo così fronteggiarsi due popoli: bianchi e indigeni.
I bianchi, proprietari di estese piantagioni, nonostante conducano una vita ricca e noiosa, fatta di serate in compagnia degli osservatori di uccelli (Birdwatchers), hanno tolto agli indios tutto quanto spetta loro di diritto, per salvaguardare i loro interessi.
Gli indigeni, ormai privati del diritto di vivere, cacciare nelle foreste (che offre loro armonia con la natura e possibilità di esprimersi culturalmente) si ritrovano senza speranze e futuro per i giovani, per i quali l’unica strada da imboccare è quella del suicidio. L’inizio della ribellione degli indios, si ha in seguito ad un altro suicidio; il leader “degli uomini rossi” Nàdio, uno sciamano ed un gruppo di Guarani, vanno ad accamparsi ai confini di una proprietà, reclamando la restituzione delle terre (di cui ne erano possessori i loro avi). Il gruppo dei Guaranti, è composto da 2 “fazioni”: conquistatori di libertà, e ceditori a tentazioni consumistiche (nella scena del funerale, la madre di una giovane morta suicida, butta nel fosso un cellulare di ultimissima generazione). Il “protagonista principale”, è un giovane apprendista sciamano, Osvaldo, che inizialmente vive ignorando il proprio essere preveggente, affascinato dalla giovane bianca (figlia di una coppia di fazendeiro) ma che poi, troverà la forza per ribellarsi (nell’ultima scena Osvaldo, in preda al suicidio, dimostra d’essere più forte della morte, poiché ancora vivo nello spirito).
Il regista, fa scelte mirate nella produzione e per questo, preferisce “attori che fingono di recitare”, poiché egli è convinto che solo gli indios, possano riportare sul grande schermo la sincerità commovente, necessaria a tale progetto, divisibile in 3 parti:
  • L’impossibilità a vivere nelle riserve ed a integrarsi nella società dei bianchi, che porta  a condizioni di semi-schiavitù in piantagioni di canna da zucchero, alcolismo e suicidio;
  • Tentativi persuasivi dei coloni ed in seguito legami instaurati fra uomini bianchi e indigeni;
  • Le violente reazioni e la consapevolezza degli indigeni, a “servirsi” della violenza poiché  questa aiuta dove regna.
Nella sezione centrale una pluralità di linee d’azione disperde lo sviluppo conflittuale, e per questo nei 2/3 del film s’impone un colpo di sceneggiatura con una macchina che spunta dal nulla per rilanciare la tensione, convincendo il colono alla violenta reazione.
Lo stile di ripresa è concentrato al meglio, poiché in campo lungo; diversa è invece, la costruzione delle scene, viziata dall’ eccesso di enfasi nella ricerca del dettaglio (nella scena dello spirito preveggente), e da un montaggio frammentato. Straordinario, è invece, l’effetto per contrasto delle luminose note barocche, delle musiche sacre di Lorenzo Zipoli (vissuto nel 17° secolo, apprezzato anche per lo scrupolo filologico, poiché egli era un gesuita che lasciò l’ Europa per il nuovo mondo); nonostante ciò, i tempi d’ attacchi non sono sempre azzeccati ed il contrasto natura-selvaggia/musica-classica non è poi così tanto originale..
Punti di forza della messa in scena sono la Terra e “gli uomini rossi”, ovvero paesaggio brasiliano e recitazione di attori non professionisti; mentre clamoroso “FLOP” è il doppiaggio dell’ edizione italiana che uniforma la lingua degli indigeni, a quella dei coloni, rendendola diversa solo per delle inflessioni grottesche.
Questo semi-documentario racconta violenza, rabbia, umiliazioni, voglia di riscatto, morte, suicidi Guaranti senza speranza, piccoli/grandi sentimenti, frustrazioni, dolore senza fine. Tutto quanto appartiene all’ordine naturale della vita, nel suo incedere destinato, in cui si lascia spazio anche all’amore, all’ironia, al gioco, al sesso… Il tutto, è raccontato in un progetto filmico lucido ed organico che, incastra diversi piani di narrazione e di concetti.
Bechis non vuole far spettacolo, circa alcune tematiche, ma restando ancorato alle radici storiche, concretizza l’essenza di una vicenda tristemente vera, del respiro universale, e non invita solo a pensare, ma anche, e soprattutto, induce lo spettatore a sentire.
Il risultato nel complesso, è un film sicuramente non leggero da seguire, in cui il ritmo è prevalentemente descrittivo e, serve soprattutto ad immedesimare lo spettatore nella vita dei protagonisti, facendo capire anche le contraddizioni interne alla tribù.