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domenica 9 ottobre 2011

RIFORMA GELMINI: DIRITTO ALLO SCIOPERO O DIRITTO ALLO STUDIO???




Numerose manifestazioni ci sono già state, altre stanno animando le principali città... Tutto questo, però, non è servito a nulla. I decreti 133 e 137 del Ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini, sono ormai divenuti leggi.
La ministra aveva affermato: “Bisogna cambiare... Il decreto resta, perché in Italia, non si spende poco, ma si spende male”.
Milioni di studenti nei giorni scorsi, sono stati i protagonisti in tutta Italia, di cortei, proteste, cori ed assemblee, ed hanno partecipato a lezioni universitarie all'aperto. Ancor prima di sedere al tavolo del confronto, alcune associazioni di Sinistra si sono rifiutate a partecipare all'incontro con la Gelmini, poiché non ha voluto ritirare il provvedimento. Altre organizzazioni poiché di Destra, invece, hanno accettato il dialogo, affermando :”Bisogna costruire qualcosa, e non solo protestare”.
Tra le tante manifestazioni svoltesi, alcune purtroppo sono degenerate in violenza, a causa di partecipanti “facinorosi”, definiti tali dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; nonostante tutto, una grande manifestazione ha percorso le strade di Roma, sino “all'ultima tappa” il Governo, in cui alla massa studentesca, sé affiancata la partecipazione di numerose autorità amministrative, alcuni politici, personale scolastico, genitori “persone esterne” alla scuola, che comunque vogliono certezze sul futuro dei propri figli....
Ma la legge è stata ormai approvata, e la maggioranza non vuole alcun Referendum abrogativo...
Potrebbe inoltrare sembrare strano, ma per quanto mi riguarda, penso che a volte (anche se le due cose soni inconciliabili), il diritto allo sciopero, ed il diritto allo studio, possano avere tratti comuni: “punto saliente” è la preoccupazione su ciò che ne sarà dei bambini e dei giovani di oggi e delle  future generazioni... Questo perché la Riforma Gelmini, prevede il maestro unico, il grembiule, il ritorno a voti numerici, il 5 in condotta e quindi vuole essere un po' “arcaica”, facendo “evaporare” ciò che si è avuto, dopo anni di lotta...
Per ciò che concerne le università, invece, gli studenti protestano contro i tagli che immancabilmente vi si presenteranno: riduzione di facoltà per il numero minimo di iscritti, per le piccole sedi distaccate, per facoltà e corsi di ricerche, per riduzione di personale- docente ed assistente-, ed ovviamente tagli ai finanziamenti....
Personalmente, non ho nulla da dire contro il 5 in condotta, per la quale si rischia la bocciatura, e per  l'introduzione del grembiulino...E' inoltre una riforma, da me percepita, come riservata a “tutti i piccoli Berlusconi”, i quali come lui hanno così tanta disponibilità economica da poter frequentare e far frequentare ai propri figli, università private; il figlio di un onesto lavoratore, un agricoltore o semplicemente un dipendente statale, non potrà più permettersi il lusso di ricevere soddisfazione nel vedere il proprio figlio laureato, nonostante i molti sacrifici.
Ciò che più desta la mia curiosità è: “Il diritto allo sciopero va a ledere davvero il diritto di chi vuole studiare?”
Trovo risposta nell'affermare che il diritto allo scioperare di ognuno, ha il dovere di non intaccare il diritto allo studio di altri.
Una cosa ormai certa è che la Legge del 29/10, ha messo in risalto ancor di più “L' Italia divisa” tra ceti bassi e piccoli/medi imprenditori....
Secondo me c'è un ritorno in molti settori, a 30-40 anni indietro, lasciando, a chi per noi, la possibilità che ogni conquista tanto lottata, svanisca nel nulla: “DIRITTO ALLO SCIOPERO DA UN LATO, E DIRITTO ALLO STUDIO DALL'ALTRO!”

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